In politica, le emozioni contano più che i fatti. Lo affermava già il linguista cognitivo George Lakoff nel 2002. Questo significa che sulla scelta di voto non influisce solo il contenuto del programma elettorale ma, soprattutto, i giudizi degli elettori circa l’affidabilità e la moralità del candidato e la capacità di questo di suscitare emozioni positive nei cittadini.
Con la progressiva personalizzazione della politica, infatti, è il leader e non più il partito a essere al centro della scena mediatica. E poiché la figura del politico è sempre sotto i riflettori, si avverte l’esigenza di creare un’immagine capace di guadagnare la fiducia di potenziali elettori1. Grande cura e attenzione viene dedicata al linguaggio dei politici e a tutti quegli artifici retorici in grado di attivare determinate risposte emotive. Tra questi spiccano senza dubbio la metafora e il frame, ovvero la “cornice” in cui un’informazione viene inserita prima di essere presentata al pubblico. Quando un tema o una notizia viene organizzata intorno a una metafora si parla di frame metaforico.
Sono numerosi gli studiosi di linguistica e comunicazione politica che hanno analizzato l’uso di tali elementi come strumento di persuasione, perché in grado di influenzare il giudizio razionale tramite l’attivazione di componenti istintuali quali le emozioni2.

meme su politica e metafore

I ricercatori del CoLing Lab hanno analizzato per Policom.online le metafore e i frame metaforici utilizzati nei post Facebook e Twitter dai principali leader dei partiti italiani durante le ultime settimane di campagna elettorale. La raccolta dei dati si è articolata in diverse fasi: scaricamento dei dati, analisi linguistica e identificazione di pattern linguistici3potenzialmente metaforici”. Infine, i pattern sono stati analizzati e filtrati manualmente usando la procedura MIPVU4, che permette di identificare le espressioni metaforiche confrontando il significato letterale delle singole unità lessicali e quello contestuale. Se il significato contestuale contrasta con quello letterale ma può ancora essere dedotto a partire da questo, l’espressione viene marcata come metaforica.
Dall’analisi sono state escluse le metafore poco informative, che presentavano cioè un grado di innovazione ridotto. Rientrano in questo campo le espressioni idiomatiche (es. “chi semina vento raccoglie tempesta”, “mettere nero su bianco”) e alcune metafore convenzionalizzate (es. “spargere la voce”, “mietere vittime”).

Quanto all’interpretazione dei dati ottenuti, le metafore sono state classificate in base alle aree tematiche5 a cui fanno riferimento. Nel corso della campagna elettorale, i temi più metaforicamente concettualizzati sono: l’immigrazione, la situazione finanziaria italiana, il mercato e l’economia interna, il mondo del lavoro e la questione ambientale.
Il fenomeno dell’immigrazione è uno dei temi attualmente più discussi in Italia e in Europa. Non stupisce dunque l’elevato numero di espressioni metaforiche relative a esso, la maggior parte delle quali provengono da esponenti di partiti come Lega e Fratelli d’Italia. Nelle metafore individuate, il fenomeno migratorio viene paragonato a un’invasione da fermare per evitare conseguenze disastrose, come il pericolo di “importare criminali” o “terroristi” (Salvini) o addirittura la “sostituzione etnica” (Lega, Salvini). Da notare come in queste espressioni le persone siano in qualche modo ridotte a oggetti che possono essere “rimpiazzati” o a merci da importare.
Accanto a metafore ‘come “chiudere il rubinetto dell’immigrazione” e “arginare l’immigrazione” (che richiama al pericolo dell’inondazione), il bisogno di fermare l’immigrazione “selvaggia” viene descritto come una “lotta” contro gli immigrati irregolari che costituiscono per l’Italia una vera e propria “bomba sociale” pronta a esplodere (Salvini). D’altro canto si avverte l’esigenza di “difendere gli italiani” dai pericoli di questo fenomeno, impedendo che vengano fatti dei “regali” immeritati ai profughi: sulla pagina Facebook della Lega leggiamo che l’abolizione del reato di clandestinità è un “regalo all’immigrazione”, mentre un altro post si scaglia contro lo Ius soli e la decisione di “regalare la cittadinanza” a milioni di migranti.
Un caso interessante vede infine la ripresa e la rielaborazione da parte della Lega della metafora “risorsa boldriniana”, con cui Salvini ironizzava sulle parole usate dalla Boldrini in riferimento ai richiedenti asilo, che diventa “risorse salviniane” per indicare i sostenitori di Salvini.
Molto attivi sul tema immigrazione sono anche i partiti degli altri schieramenti politici ma con toni decisamente diversi. Grasso e LeU collegano l’immigrazione ai movimenti di grandi masse di acqua quando parlano di “governare il flusso migratorio”, ma non fanno ovviamente riferimento a possibili conseguenze pericolose. Ancora una metafora legata all’acqua viene usata da Grasso per rivolgere critiche alla Lega sul tema razzismo (“fermare l’onda razzista e fascista”) e a come “l’odio etnico” leghista abbia portato alla “caccia all’immigrato” (PD) e alla “caccia all’islamico” (LeU).


Spostandoci sulla politica interna, il mondo del lavoro e l’economia italiana in generale sono oggetto di molte produzioni metaforiche. Diffuse sono soprattutto le metafore che vedono il mercato come un campo di battaglia: c’è la necessità di “difendere” i prodotti italiani ed evitare che i nostri “gioielli industriali” diventino “terra di conquista” (Meloni), abolire le sanzioni che “massacrano il mercato” ed evitare agli altri partiti di “soffocare l’economia” (Berlusconi).
Anche nei post e tweet sul mondo del lavoro ritorna il campo semantico della battaglia, quando Forza Italia afferma di voler “liberare il lavoro” o Salvini esprime solidarietà agli operai dell’Ilva che “combattono per difendere il posto di lavoro”. Troviamo una personificazione nel post di LeU in cui si propone una politica che non “umili il lavoro”, mentre il M5S descrive il contratto a tempo determinato un “lavoro intermittente”. Da notare infine la metafora “mercato del lavoro malsano” che si ricollega alla metafora concettuale DIRTY IS BAD/IMMORAL. A questa metafora e al suo converso CLEAN IS GOOD/MORAL si ricollegano inoltre alcune espressioni come: “politica pulita” (Grasso), “servizio pulito e trasparente” (M5S), “sanare gli abusi edilizi” (Forza Italia), “sanare l’anomalia” (Forza Italia).
Un altro tema che viene spesso ‘metaforizzato’ è la situazione finanziaria italiana. In particolare, le tasse sono viste da Forza Italia come un peso che “opprime” i cittadini (“oppressione fiscale”) e ostacola la crescita del nostro paese. Su questa falsa riga si posizionano anche i post e i tweet di LeU, che parlano di “abbassare la pressione fiscale”, e di Berlusconi, la cui promessa di “tagliare le tasse” costituisce da sempre un suo cavallo di battaglia. Interessanti anche le due metafore usate dalla Lega e da Salvini: in un post di Facebook si parla di “mungere i contribuenti”, con una connotazione emotivamente forte e che richiama l’agricoltura (forse più o meno inconscio riferimento Padano?) , mentre le proposte dei leghisti sulla tassa unica porterebbero la “pace fiscale”.

immagine lega mungere i cittadini

Accanto all’uso di metafore come frame per le questioni più attuali, quasi tutti i politici tendono a inserire nei post e nei tweet espressioni metaforiche riferite ai loro oppositori, solitamente con lo scopo di delegittimarli e screditarli pubblicamente. In questo ambito rientra una serie di metafore più o meno forti e offensive che fanno leva sui punti deboli degli avversari.
Gli esempi più evidenti sono forniti dalla pagina di Salvini e quella di Lega Nord, che si scagliano un po’ contro tutti: contro i comunisti (“zecche rosse”), contro il ministro Boldrini (di nuovo associata alla “bambola gonfiabile”, dopo lo scandalo di quasi due anni fa6), contro la sinistra (accusata di creare “castelli” per “difendere l’orco” che ha ucciso Pamela Mastropietro a Macerata), contro il PD (“dati choc smontano le balle del PD”), contro il M5S (“il sito ha fatto le pulci ai pentastellati”) e infine contro i media (“stampa buonista”, “aggressione mediatica contro di noi”). Anche Forza Italia non risparmia le critiche a Renzi e al fallimento del Jobs Act (“si sgonfia la bolla renziana”) o al M5S (“macchina del fango grillina”). Renzi si difende invece dalle accuse del M5S definendole “giochini infantili”, mentre il PD puntualizza l’arretratezza Berlusconi e Salvini in merito alle decisioni sui diritti civili (“vogliono fermare le lancette del tempo e della storia”).

post salvini su boldrini

A volte una metafora viene ripresa dall’accusato e rispedita al mittente, come nel caso del PD che critica il M5S per non aver espulso le “mele marce” dal Movimento, ma anzi di averle candidate al Parlamento. Dal canto suo Di Maio risponde che, a livello di promesse mancate, Renzi si trova “ben al di sotto delle nostre mele marce”. Anche la pagina del M5S non rinuncia agli attacchi personali e si rivolge contro i partiti che “riciclano i personaggi” e a Berlusconi che promette il “tana libera tutti” per i criminali.
Interessanti infine le critiche di Meloni, dal suo famoso no alle alleanze (chiamate “inciuci”) con il PD fino alle accuse a Boldrini, per la quale sarebbe normale “vendere e comprare i figli”.

renzi e di maio mele marce

In conclusione, l’analisi svolta conferma l’ipotesi che le metafore vengano usate dai politici per suscitare emozioni forti e dirompenti, tanto negative quanto positive, nel pubblico. La produzione delle metafore varia sensibilmente da partito a partito, ma in generale è tanto maggiore quanto più il discorso politico si fa meno controllato e più vicino al linguaggio quotidiano. Non a caso, infatti, si è visto come quasi tutti i politici attingano alle metafore per accusare o rispondere a tono agli avversari. Uno spunto per ulteriori ricerche potrebbe essere, a questo punto, l’analisi delle reazioni del pubblico e delle eventuali riprese di metafore nelle loro risposte o delle metafore da loro create.

Note

[1] Cosenza (2012) – «La personalizzazione della politica è quel fenomeno per cui, nelle democrazie cosiddette «mature» di tutto il mondo, al centro della scena politica e mediatica non stanno più i partiti e le organizzazioni, ma le persone che li guidano. […] l’attenzione dei cittadini è rivolta solo ai leader, a come si presentano, a ciò che dicono e come lo dicono, a ciò che fanno.» p. 20

[2] Charteris-Black (2009) – «The choice of metaphor is essential to [politicians’] persuasiveness […] because it exploits subliminal resources that are aroused non-verbally and then developed through language. The subliminal potential of metaphor is central to the performance of leadership.» p.2

[3] Passaro e Lenci (2016). “Extracting Terms with EXTra“, Computerised and Corpus-based Approaches to Phraseology: Monolingual and Multilingual Perspectives, Geneva, Editions Tradulex: 188-196.

[4] Steen et al. (2010). “A Method for Linguistic Metaphor Identification. From MIP to MIPVU”, Amsterdam/Philadelphia, John Benjamins Publishing Company.

[5] Nell’ambito della Teoria della Metafora concettuale, le aree tematiche corrispondono ai “domini bersaglio”.

[6] http://milano.repubblica.it/cronaca/2016/07/25/news/salvini_boldrini-144779884/

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