Questa settimana abbiamo analizzato le reazioni ai post su Facebook dei principali leader e partiti della campagna elettorale, ormai alle ultime battute. Il periodo di riferimento è compreso tra il 14 ed il 20 febbraio.
È emerso che per quanto riguarda la reazione denominata angry – rabbia (😡) – la fa da padrone Matteo Salvini, leader della Lega, che nel periodo di tempo analizzato riesce a suscitare tale reazione fra i suoi lettori 59.044 volte (totale reazioni 945572). Al secondo e terzo posto nella classifica di angry reaction raccolte, seppur di misura distaccati, troviamo rispettivamente Luigi di Maio e Giorgia Meloni (in ordine 21.347 e 15.697 😡 su un totale di  840.433 e 256.918).
Matteo Renzi, Silvio Berlusconi, Pietro Grasso ed Emma Bonino, benché con interessanti differenze seguono il podio appena indicato dalla lunga distanza, totalizzando: 2.133 😡 su 172.485; 571 😡 su 92.226; 488 😡 su 36.646; e 14 😡 su  4.816 reaction ricevute.

Angry reaction raccolte dai leader

Per quanto riguarda i principali partiti, in testa abbiamo la Lega, con 14.685 😡, seguita dal Movimento 5 Stelle – 8.791 😡. Al terzo posto rispetto alla classifica dei leader troviamo inaspettatamente Più Europa di Emma Bonino, che a fronte delle sole 14 reazioni della leader ne ha innescate 1.270. Seguono infine gli altri partiti con risultati più marginali: Fratelli D’Italia 895, Partito Democratico 630, Forza Italia 443, Liberi e uguali 141😡.

Angry reaction raccolte dai partititi su Facebook

Per quanto riguarda i leader abbiamo calcolato le percentuali degli 😡 ricevuti rispetto al numero totale di reazioni suscitate dai post. Occorre tenere presente che la reazione “like” ai post è quella più diffusa anche perché la più immediata, non stupisce quindi che il picco massimo di  😡 totalizzato dai leader risulti intorno al 6%. 

In seguito a questa “normalizzazione” dei dati sembra cambiare un po’ lo scenario descitto inizialmente: ad esempio, Luigi Di Maio, che risultava secondo per il numero assoluto di angry reaction risulta solo terzo non molto distante dai leader che lo seguono (Matteo Renzi, Pietro Grasso). Infatti, Luigi di Maio nei suoi post suscita solo il 2,54% di 😡 rispetto al totale delle reazioni ai suoi post. Al contrario i post di Matteo Salvini sembrano suscitare un volume di  😡 comunque significativo anche se posto in relazione con il totale delle reaction raccolte su Facebook. Conclusioni simili possono essere applicate al caso di Giorgia Meloni che riceve 6,11 😡 ogni 100 reazioni suscitate dai suoi post.

Quindi possiamo vedere come, sebbene i posizionamenti varino di poco, emerge che soprattutto i tre leader più attivi sulla piattaforma di Marck Zuckerberg sono quelli che suscitano un maggior numero di reaction e di angry reaction. Un pattern questo da approfondire a fine campagna elettorale una volta collezionati tutti i dati.

Percentuale di Angry reaction rispetto al totale delle reazioni raccolte su Facebook dai leader

Questa seconda chiave di lettura sembra in definitiva più adeguata a comprendere il sentimento che i post suscitano (con tutte le precauzioni del caso), in quanto il dato percentuale non risente delle differenze tra i valori assoluti nei volumi di reactions che i leader presentano. 

In relazione al contenuto dei post, abbiamo notato che la reazione 😡 può essere interpretata con duplice chiave di lettura come avvenuto nel caso degli 😂 (click sulla faccina per leggere l’articolo). Il sentimento di rabbia infatti può scaturire tanto dall’indignazione per il contenuto presente nel post dal leader, quanto potrebbe riguardare un’opinione nei confronti del leader o del partito stesso. Noi pensiamo di poter propendere per la prima interpretazione, che appare maggiormente coerente dall’analisi delle timeline. Rispetto alla coerenza di 😡 e contenuto del post, in diversi casi sono state individuate angry reaction non coerenti, al punto da apparire quasi casuali. Una verifica su alcuni post ha mostrato che effettivamente nel tempo alcune di quelle reaction erano state rimosse. Questo restituisce la difficoltà dell’analizzare e nell’interpretare le reazioni degli utenti in un ambiente complesso come quello dei social media.

Sta tuned  #Elezioni2018

 
 
Chiudi il menu