È possibile classificare le timeline dei partiti e dei loro leader a seconda dell’uso del retweet, strumento con cui un utente include nella propria timeline un contenuto prodotto o condiviso da un altro account.
Il retweet consente quindi ai gestori dei profili di introdurre nel proprio flusso comunicativo contenuti prodotti da altri, svolgendo la duplice funzione di “promozione” e di “selezione”, soprattutto per gli account con un ampio numero di follower e un elevato livello di attenzione come quelli dei leader e dei partiti durante una campagna elettorale.

Il grafico riporta la proporzione di tweet originali ossia ‘auto-prodotti’ e retweet riscontrata nelle timeline dei principali partiti e leader durante il mese di febbraio.

In alcuni casi partito e rispettivo leader presentano comportamenti speculari. Questo avviene in forma estrema per Forza Italia e Silvio Berlusconi, e in forma meno marcata per Partito Democratico e Matteo Renzi: in entrambi i casi il leader produce più contenuti originali, e il partito effettua più retweet. Un tipo di rapporto partito/leader analogo si può suggerire anche per Movimento 5 Stelle e Luigi Di Maio, anche se per quest’ultimo i tweet originali, pur essendo in proporzione più di quelli di M5S, si assestano solo sulla metà del totale. 

In situazioni di questo tipo, sembra che partito e leader su Twitter si assumano funzioni fondamentalmente diverse. Il leader è una fonte ‘prima’ di messaggi (o di rimandi ad altri messaggi esterni: vedi dopo), mentre il partito è una centrale di smistamento e selezione, e un canale di diffusione, dei messaggi postati dai suoi esponenti, dalle sue organizzazioni locali, qualche volta anche dai suoi supporter e da altre organizzazioni.

Vi sono poi casi in cui tanto il partito quanto il suo leader si affidano prevalentemente a tweet originali: in primo luogo Lega  Nord e Matteo Salvini, seguiti a breve distanza da Fratelli d’Italia e Giorgia Meloni.
In queste situazioni il partito su Twitter non può avere la funzione descritta per i casi precedenti. Ciò non significa però che abbia necessariamente la stessa funzione del rispettivo leader. Al contrario, come mostrano i grafici della parte 2, Lega e FdI twittano in proporzione molto elevata riferimenti o a testate vicine alla linea del partito, o al sito stesso del partito. Essi sono quindi più attenti alla costruzione dell’informazione secondo la propria prospettiva, mentre i leader puntano più che altro a promuovere se stessi e le loro personali prese di posizione e attività.

Gli altri presentano varie ulteriori combinazioni. Più Europa punta tutto sui tweet originali, a fronte di una leader, Emma Bonino, che popola la sua timeline per metà di tweet originali e per metà di retweet. Quest’ultimo bilanciamento caratterizza tanto Liberi e Uguali quanto il suo leader Pietro Grasso.
In quest’ultimo caso sfuma la diversità funzionale tra partito e leader, che peraltro spesso si retweettano a vicenda. Nel caso di Più Europa, invece, il partito funge da vetrina per i propri ben costruiti messaggi propagandistici, talora rilanciati dalla stessa leader.

Twitter e gli altri media

Non tutti i tweet dei partiti e dei loro leader sono in sé conchiusi, nel senso che il messaggio che contengono prende forma direttamente su Twitter. Parecchi di essi, infatti, hanno dato risonanza sulla piattaforma social a messaggi tratti da altri media, adattandoli, selezionandone parti, o rimandandovi tramite link. 

Abbiamo scorso le timeline dei principali partiti e leader facendo attenzione alle tipologie di contenuto presenti nei tweet, e ne abbiamo tratto alcune osservazioni e alcune riflessioni. 

In primo luogo ci sono i tweet che promuovono, segnalano, seguono la partecipazione di personalità politiche a trasmissioni televisive. Twitter, infatti, è stato usato per pubblicizzare una futura andata in onda, per rilanciare momenti o citazioni significativi durante o dopo l’intervento, o per fornire indicazioni su dove è possibile riguardarlo.  Ciò che emerge è che tweet di questo tipo sono presenti in tutte le timeline, in alcune in modo molto rilevante. Prevale un uso che sfrutta l’effetto di presa diretta per cui singoli atti e citazioni che hanno avuto luogo durante una performance televisiva vengono rilanciati, in genere in associazione all’hashtag della trasmissione. Si tratta dei fenomeni di Social TV che, attraverso il flusso informativo pubblico creato dagli hashtag di Twitter, da un lato consentono ai politici di pubblicizzare la loro presenza in trasmissioni televisive ma contemporaneamente aprono al pubblico un canale di dibattito in cui il modello comunicativo broadcast (da uno a molti, tipico dei media tradizionali) si trasforma grazie alla presa di parola del pubblico (benché relegata alla piattaforma Twitter). 

Tutti, partiti e leader, presentano una quota di tweet riferiti a eventi sul territorio. Si tratta di un’attività pressoché essenziale per ogni campagna elettorale, ed è di conseguenza interessante farla emergere e sottolinearla. E Twitter è senz’altro un mezzo adatto a questo scopo, vista la sua vocazione a essere una piattaforma per racconti in presa diretta, per materiali di prima mano, per aggiornamenti costanti sui personaggi seguiti nelle loro iniziative anche le meno ufficiali.  I partiti e il leader ne hanno fatto un ampio uso in questo senso, per promuovere eventi che organizzati sul territorio, per render nota la partecipazione di loro stessi o altri esponenti della stessa forza a comizi, manifestazioni, inaugurazioni ecc., fino a semplici gazebo, operazioni di volantinaggio e incontri a tu per tu con comuni cittadini; e, durante e dopo, per catturarne e condividerne particolari momenti o significati. 

Anche la stampa ha fornito dei contenuti: a essere selezionati sono in genere articoli relativi a iniziative virtuose della parte politica in questione, interviste a esponenti, articoli che esprimono opinioni o commenti particolarmente consonanti con la linea ecc. Il più antico tra i mezzi di comunicazione di massa, la stampa, continua quindi a fornire contenuti quasi a tutti, in quantità non elevatissima ma nemmeno irrisoria.

Meritano una menzione inoltre le fonti esplicitamente di parte: testate online d’informazione e opinione o blog particolarmente vicini o addirittura organici a una certa forza politica, oppure siti web degli stessi partiti e dei loro esponenti di spicco. Per quanto riguarda queste fonti di informazione (i cosiddetti partisan media), non tutti se ne sono serviti, ma abbiamo notato casi in cui la loro presenza è stata piuttosto rilevante.

Niente affatto trascurabili sono stati i tweet contenenti rimandi a Facebook, tramite link o screenshot: apparentemente un po’ più sporadici ma comunque usati dalla maggior parte dei profili Twitter. Il social network di Marck Zuckerberg, infatti, consente di esprimere contenuti più articolati, senza d’altro canto rinunciare al messaggio dal carattere personalizzato, privo di mediazioni, tipico dei social network. Si tratta di una modalità comunicativa tipica degli attori politici, adottata sia per superare  i limiti strutturali della piattaforma (max 280 caratteri) che per riprodurre gli stessi contenuti in ambienti diversi con minore sforzo.

Questa “visita” delle timeline ci ha consentito di notare alcuni pattern, da verificare in maniera più approfondita in analisi successive, di cui però possiamo dare alcune impressioni generali. Una parte dei soggetti politici che abbiamo esaminato (leader e/o partiti) sembrano aver concentrato i loro tweet sul terreno mediale su cui si sentivano più forti. Che questo terreno sia per Berlusconi la televisione non stupisce, e così non stupisce nemmeno la spiccata prevalenza di tweet ‘radiotelevisivi’ nella sua timeline. Partiti con posizioni più radicali o alternative, meno rappresentate nei media tradizionali, sembrano aver preferito dare più spazio a fonti di informazione online che ne rispecchiano punti di vista e posizioni (Di Maio, FdI, Lega, M5S). Tuttavia, vi è anche una gran parte tra partiti e leader, soprattutto –ma non esclusivamente– di tendenze moderate, che non sembra preferire fortemente un campo o una fonte mediale specifico/a, puntando piuttosto a forme di bilanciamento (Bonino, FI, Grasso, LeU, Meloni, PD, Più Europa, Renzi, Salvini). 

In altre parole, le timeline dei soggetti analizzati hanno mostrato a questa prima visita un’ibridazione mediale non omogenea, basata sulle scelte o necessità del leader/partito che riflette in parte la complessità delle diete mediali delle attuali audience nelle campagne elettorali moderne.

Stay tuned #Elezioni2018

Chiudi il menu