I partiti si sa, soprattutto quelli italiani, sono sbarcati in ritardo sul web, e secondo molti non hanno sfruttato al meglio le sue potenzialità soprattutto al fine di ricostruire un legame comunicativo con gli elettori fortemente indebolito nel tempo. E tuttavia, se si guarda a questa prima settimana monitorata della campagna elettorale in corso, i dati relativi all’uso di Twitter sono per certi versi sorprendenti. In primo luogo, alcuni organizzazioni di partito hanno twittato di più, a volte molto di più, dei loro leader (vedi la settimana dei leader), nonostante il carattere fortemente individualista di questo social: è il caso di Fratelli d’Italia e di Liberi e Uguali, ma anche della Lega e, in misura minore, del Pd. In secondo luogo, il Movimento 5 Stelle, spesso accusato di web-populismo, sembra praticamente ignorare le potenzialità di Twitter nel generare consenso, comunicazione e influenzare il dibattito pubblico e i media tradizionali. Infine, il dato della Lega di Salvini. I politologi hanno spesso sottolineato come la Lega Nord sia rimasto l’unico partito di massa sopravvissuto al crollo della Prima Repubblica, ma certo è che si tratta di un partito di massa capace di adattarsi senza perdere i suoi tratti organizzativi distintivi alle trasformazioni del contesto della comunicazione politica. L’organizzazione di partito, infatti, al pari e più del suo leader, è fortemente impegnata nella Twittersfera, posta molti messaggi e può contare su una base online fortemente engagé: i suoi followers sono molti e contribuiscono con i loro reply, retweet e favorite a diffondere i messaggi del partito. Considerando sia il leader che il partito, la Lega, almeno su Twitter, si mostra per il momento il partito più social in Italia.

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